Terrecotte Iblee
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a Palazzolo Acreide (SR)
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italiane
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Akrai fu edificata nel 664-663 a.C. dai
corinzi siracusani, settant’anni dopo la fondazione di Siracusa
(vedi Notizie storiche). Sita su un alto colle dalle pareti rocciose
inespugnabile, la piccola polis fu il baluardo della espansione
siracusana nel territorio siculo. Per la sua particolare posizione
strategica Akrai fu anche la sentinella dei confini meridionali del
territorio siracusano. La cittadina ebbe un continuo sviluppo
nell’arco dei secoli come si può dedurre dalle due grandi necropoli
della Pinita e Colle Orbo.
La moneta battuta da Akrai
Raggiunse il massimo splendore, e lo
testimoniano i monumenti rimasti, negli anni del regno geroneo. La
cittadina, dopo quasi milleseicento anni di vita ininterrotta, fu
distrutta, per sempre, nell’827 d.C. dagli arabi. Le rovine furono
ben presto ricoperte dalla terra e d’Akrai si perse, nel corso dei
secoli successivi, anche il ricordo del sito. Nel XVI sec. storici,
archeologi, eruditi localizzarono la cittadina nei luoghi più
disparati. Fu il Fazello, per primo, grazie anche alla presenza di
cospicui resti ad individuare la posizione dell’antica colonia greca
nella contrada chiamata “Serra di Palazzo” o “Palazzu”.
Scavi archeologici nell'abitato di
Akrai
I primi scavi archeologici della zona furono condotti dal barone
Gabriele Iudica, nel primo trentennio dell’800; questo appassionato
e generoso patrizio palazzolese, può considerarsi a ragione il vero
scopritore di Akrai. Lo Iudica, nel 1819, pubblicò un
interessantissimo volume “Le antichità di Acre” in cui ha descritto
le campagne di scavi e le circostanze dei ritrovamenti.